L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce l’episiotomia “dannosa, tranne in rari casi”.

L’episiotomia è una operazione chirurgica che consiste nell’incisione del perineo, per allargare l’apertura vaginale. Introdotta nella pratica ostetrica dalla metà del Settecento, viene sempre più utilizzata, tanto da divenire negli anni Ottanta un intervento praticato sulla quasi totalità delle donne al primo parto. Oggi il suo utilizzo si è ridotto ma, in base ai recenti dati dell’Istituto Superiore di Sanità, risulta ancora molto praticata: prendendo in esame i soli parti naturali (esclusi cioè quelli con ventosa o forcipe) al Nord la sua incidenza è del 60.4%, al Centro del 66.1% e del 79.0% al Sud.

Durante la mia breve esperienza in sala parto ho avuto modo di assistere a diversi parti e tutti finiti con episiotomia, anche quando non c’era una sofferenza fetale o altre condizioni affinché si potesse ritenere necessaria.

Il parto vaginale non è sempre sinonimo di parto naturale, inteso come fisiologico.
Un parto fisiologico, o “eutocico”, è quello che avviene spontaneamente senza l’intervento medico.

Ben venga l’episiotomia quando veramente necessaria (es: sofferenza fetale in fase espulsiva avanzata) ma che non diventi una pratica di routine che, insieme ad altre, porta a medicalizzare sempre di più un evento fisiologico come la nascita!

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